Il paesaggio non è una merce.

Nei confronti politici di questi giorni di campagna elettorale, sto affrontando i diversi temi che i giornalisti mettono al centro della discussione. A parte i problemi atavici come sanità e trasporti, che meritano approfondimenti specifici, un argomento su cui il mio pensiero si discosta nettamente da quello di altri candidati è la tutela del nostro straordinario paesaggio.
L’ambiente in cui viviamo è l’aria che respiriamo, è l’acqua che beviamo, è la terra che ci porta i frutti che mangiamo.
Preservare e curare l’ambiente è un obbligo verso noi stessi e verso le generazioni future.
Il paesaggio è l’aspetto visibile dell’ambiente, è l’espressione della storia e della cultura di un luogo, è l’indicatore della sensibilità e della lungimiranza dei popoli che lo vivono.
Mi sono confrontato con politici la cui visione, a mio avviso a dir poco miope, è di mero sfruttamento distruttivo delle risorse naturali nella speranza di migliorare le condizioni economiche della Sardegna.
Dobbiamo invece unire la tradizione all’innovazione, collegando le aree interne a quelle costiere. Le tecnologie odierne possono aiutarci a superare l’isolamento geografico, creando ponti anziché muri. Puntiamo su forme di turismo sostenibile ed esperienziale, sull’artigianato, sulle filiere agroalimentari locali. Diamo nuova linfa all’economia nel pieno rispetto dell’ambiente.
Dobbiamo guardare al futuro e non ripetere gli errori del passato. Il modello del costruire nelle aree di pregio per realizzare alberghi/ristoranti ha fatto solo danni e al più ha trasformato i nostri giovani in camerieri.
Dobbiamo quindi cambiare modello, essere capaci di unire le sapienze antiche alle capacità moderne.
La bellezza del paesaggio sardo risiede nella sua naturalità incontaminata e nell’unicità della sua cultura secolare. Preservare questo patrimonio ambientale e culturale così prezioso è nostro dovere.

Roberto Ferrara

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